Interprete di realtà

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi

“Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi” questa celebre frase di Benjamin Franklin non potrà che essere sempre attuale. Quante volte ti è successo di rimandare una cosa da fare, dicendoti “Lo faccio tra 5 minuti” oppure “Ci penso domani” o ancora meglio “Inizio da lunedì”? Se devo essere totalmente onesto, è un attitudine che a volte adotto anch’io. Questo atteggiamento è definito procrastinazione.

Cosa vuol dire procrastinare?

[pro-cra-sti-nà-re] lett. Rinviare a un altro giorno. Temporeggiare, indugiare, tirare in lungo.

Finché questo comportamento riguarda compiti da fare, impegni professionali, attività come studiare, leggere, scrivere, etc., sembra facile da comprendere e da vincere… È davvero facile capire dove stai sbagliando in questi casi perché gli effetti sono tangibili. Se una cosa non la fai quand’è il momento, il senso di responsabilità si fa sentire! Ormai c’è un manuale per ogni cosa, esistono decine e decine di libri di self-help che analizzano questo comportamento e possono dare degli ottimi consigli per vincere la pigrizia e prendere in mano le proprie responsabilità. Ma non è di questo tipo di procrastinazione di cui voglio parlarti oggi.

Quante cose stai rimandando in questo momento?

Prova a pensare, cosa dovresti fare in questo momento invece di leggere questo post? Immagino un bel po’… Eppure hai scelto di prenderti qualche minuto del tuo tempo per leggerlo. Secondo te perché?
Sono tante le domande da porsi, ma quelle che mi frullano di più in testa sono:

Trovi il tempo da dedicare a te stesso?
Stai coltivando le tue relazioni?

Personalmente, pensavo di sì. Pensavo di essere un po’ procrastinatore nel lavoro, nello studio e nella mia ricerca. E invece no. Ho scoperto di procrastinae prima di tutto con me stesso!

Lo spazio sacro delle relazioni umane

Proprio un mese fa, pensavo a una mia amica, Monica. Una magnifica donna con cui ho frequentato un corso di pittura (in una delle mie vite precedenti, quella dell’artista) e che non vedevo da almeno due anni. È stata una delle poche persone in quell’ambito con cui ho potuto confrontarmi come essere umano. Quando ero con lei avevo quella sensazione che difficilmente si attivava con altri, quella di avere un dialogo talmente aperto che sentivo di crescere ad ogni parola, detta o ascoltata. La ritenevo una persona molto presente, perché con i suoi occhi diceva molto più di quanto parlasse. Ed entrambi non parlavamo poco. In più, ci siamo incontrati in un luogo dove abbiamo ritrovato noi stessi, riscoprendo il talento e la passione per l’arte ma, soprattutto, stavamo ritagliando del tempo di qualità per noi stessi: era il nostro spazio sacro.

Negli ultimi anni, parlavamo sempre più esclusivamente per telefono. Avevo appena iniziato un nuovo lavoro, mi ero innamorato, avevo un incontro che mi ha cambiato la vita, studiavo ancora, ma giorno dopo giorno iniziava a farsi sentire stretta la morsa del tempo e degli impegni. Così avevo smesso di frequentare l’atelier e il corso di pittura. Da quel momento ho iniziato a uscire sempre meno, prediligendo il lavoro su tutto. Ma tra le poche persone che incontravo, all’inizio, c’era Monica. Lei faceva da anni l’assistente sociale e ha sempre amato il mare, la vela e le persone. Parlavamo di tutto, dall’ultimo libro letto alle leggi che governano il mondo, secondo noi. Entrambi, per esempio, eravamo d’accordo sull’idea che il corpo parla, a noi e di noi. Ci manda dei segnali per indirizzarci sul nostro percorso, ci dice dove stiamo andando ed elabora per noi quello che la mente da sola non riesce. Anche se ci sembrava chiara questa legge del corpo, non sempre riuscivamo a decifrarne i messaggi. Monica mi parlava molto della sua salute perché in quel tempo iniziava a star poco bene. Nulla di preoccupante, sempre tutto sotto controllo mi diceva, ma era alla ricerca di risposte per interpretare il messaggio dietro questo principio di malessere. Parlavamo molto di questo, ma con il tempo, però, erano rimasti solo messaggi di auguri per il compleanno. Era così anche con altri amici.

Una vita dalle 18 in poi

Mi capita spesso di sognare persone che non vedo da tempo, o semplicemente di pensarle all’improvviso durante la giornata. Di solito succede che poi l’altra persona mi chiama o mi scrive nel giro di 24 ore. (Ti è mai successo? Non voglio divagare oltre, ma di questo ne parlo qui.) Succedeva spesso anche con lei. Ma erano passati molti mesi dall’ultimo messaggio. A novembre scorso decido che gli auguri glieli avrei fatti a voce. La chiamo e il telefono squilla libero. Riprovo alla sera e niente, ancora il vuoto. Così le invio un messaggio con l’impegno sincero di vederci a qualunque costo.
Pensa che quell’anno – era il 2015 – mi sentivo così preso dagli impegni che avevo deciso, insieme al mio compagno, di programmare un promemoria quotidiano sull’agenda dello smartphone con scritto “Sentire un amico”.

Ma a che livelli siamo? Che ci vuole la sveglia sul telefono per ricordarsi di avere degli amici? – Questo dicevano le vocine nella testa.

Ma in quel momento una sveglia serviva eccome. Ed è servito. Ma gli impegni erano talmente tanti che sì, gli amici c’erano, ma dedicavo ancora poco tempo a loro, alle relazioni personali e, in generale, a me stesso. Niente vacanze, poche uscite e pochi aperitivi con gli amici. C’erano sì, ma c’è sempre poco rispetto al tempo dedicato al lavoro.
Mi rifiutavo di pensare di avere anch’io una vita relegata alla sera, dalle 18 in poi! Cavolo, ho fatto di tutto per trovare un lavoro che mi rendesse felice, che mi facesse vivere una vita da cui non avrei voluto scappare! Ma il mio corpo, una pausa da tutto, forse, la stava chiedendo. Sì il lavoro è fantastico, ma ero fuori forma fisica e lavoravo anche nei weekend. E quante vacanze programmate, andate poi a monte perché la priorità è andata al lavoro! E passano i mesi. Come niente!

Prima di tutto ci sei tu

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi - monica nocentini

“Ti ricordi del mio quadro della finestra? Ora mi sento come quella tenda leggera, davanti al cielo azzurro.”

Erano passati già un paio di mesi dal compleanno di Monica e ancora non mi aveva risposto al messaggio, né aveva richiamato. Il promemoria c’è ancora sul telefono, avevo iniziato a rivedere diversi amici da allora. Ma non potevo aspettare ancora per vedere lei! Tempo fa avevo notato alcuni suoi dipinti sui social… aveva continuato il corso di pittura! Che bello! Sono felicissimo! Vado subito a cercare il suo profilo Facebook.

Sento cadere la terra sotto i piedi. Ci sono messaggi su messaggi di amici che salutano Monica. Sue foto al mare, in barca… Nei messaggi trovo parole di sofferenza, ma anche tante di leggerezza, di amici che ci sono e che sulla bacheca di Monica le danno amore e affetto. Monica però non c’era più. Se n’era andata pochi giorni dopo il suo compleanno.
Faccio fatica a crederci. Tutte le risposte che mi ero dato, sulla vita e sull’universo intero, in quel momento non c’erano più, e avevo solo paura.

Tra i tanti messaggi, leggo le parole di un amico, Adriano. Teneva lui il corso di pittura che frequentavamo e le ha dedicato un intero album di foto che ritraggono tutti i suoi dipinti. Com’è diventata brava!

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi - monica nocentini autoritratto

11/11/2015 – Da un post di Adriano su Facebook: Mi aveva contattato dopo 28 anni che non ci vedevamo, per iscriversi al corso di pittura, della quale era appassionata ma della cui tecnica non sapeva nulla. Ne era nata una passione e in poco tempo aveva ottenuto risultati soddisfacenti e spesso ottimi, grazie alla curiosità, alla voglia di scoprire la propria creatività e alla sua grande apertura alla vita. Nel nostro ultimo incontro di qualche giorno fa, mi disse: “Ti ricordi del quadro della finestra? Ora mi sento come quella tenda leggera, davanti al cielo azzurro”…..
……ciao Monica.

Prendi un bel respiro, fallo adesso

Non è il momento di lamentarsi e di sentirsi in colpa. Non posso essere vittima del tempo, né di me stesso. Questo ho pensato. Poi ho pianto lo stesso, è giusto permettere alle proprie emozioni di esprimersi e liberarsi. In questo periodo è la seconda persona che se ne va, tra cari amici, e adesso con tutti gli strumenti che ho, voglio tanto dare un senso a tutto questo – mi sono detto. Non pretendo di essere io a dare un senso alle loro vite. Ma un senso alla mia lo voglio dare, eccome!

Di sicuro il senso non è aspettare di vedere qualcuno andarsene per ricordare che il nostro tempo è qui, adesso e ora. Procrastinare non ha senso, ma soprattutto non ha senso avere delle relazioni meravigliose e non coltivarle.
La vita non è fatta di obiettivi da raggiungere, di impegni da rispettare, noi non siamo il nostro lavoro, il nostro valore non è tutto lì. Siamo molto di più e lo possiamo scoprire principalmente nelle relazioni, nei rapporti che creiamo con gli altri, con gli amici, con i compagni di vita e quelli di vaggio, con la famiglia. E forse non è sufficiente un promemoria sul telefono per ricordarsi di “sentire un amico”, dovremmo darci proprio una svegliata! Perché preferiamo impegnarci in attività come il lavoro e non riusciamo sempre a impegnarci a livello emozionale, nella relazioni?

Ecco, forse non ci vuole una sveglia, ci vuole quello che gli inglesi chiamiano commitment, prendere un impegno con se stessi.

“Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”… grazie Benjamin Franklin.

A Monica.

 

Le due opere nel post sono di Monica Nocentini, il secondo è un suo autoritratto.
Grazie ad Adriano Minora de “L’altrospazio – Arte nella casa” per il permesso di condividerle.

Alberto

Incontro le persone che vogliono scoprire il perché di ciò che accade nella loro vita per poter essere liberi di creare la propria realtà. Leggi tutto...

Sii il primo a lasciare un pensiero qui, commenta!
Scrivi un commento

Scrivi un Commento