Mi chiamo Alberto Manieri e…

Il mio percorso non nasce da una vocazione lineare, ma da una frattura: un libro, un sogno e un attacco di panico. Avevo diciott’anni. Da lì si è aperta una domanda che non si è più richiusa: come si legge davvero ciò che ci accade?

Non cercavo risposte rassicuranti, ma strumenti. Questo mi ha portato ad attraversare linguaggi diversi: la spiritualità orientale, l’esoterismo occidentale, la filosofia, la psicologia simbolica. Ambiti apparentemente distanti, che nel tempo hanno mostrato corrispondenze profonde. Non una verità unica, ma molteplici livelli di senso. Un filo sottile, spesso invisibile, che attraversa l’esperienza umana.

I Tarocchi sono entrati in questo percorso come uno di questi strumenti.
Non come sistema di risposte, ma come mappa simbolica della realtà.

Uso i Tarocchi per leggere gli eventi, riconoscere schemi ricorrenti, orientare scelte. Lavoro sugli archetipi come forze vive, che attraversano la psiche e si manifestano nel quotidiano. In questo senso, i Tarocchi sono un linguaggio dell’inconscio collettivo occidentale: un modo per dare forma alla complessità senza semplificarla.

Non credo in una conoscenza definitiva, né in percorsi preconfezionati. Credo nel valore delle domande ben poste. Nel tempo ho smesso di cercare risposte assolute e ho imparato a interrogare la realtà con maggiore precisione.

Questo spazio nasce per questo: condividere riflessioni, pratiche e strumenti di lettura simbolica.
Non per dire chi sei, ma per aiutarti a vedere dove ti trovi.

Se vuoi sapere cosa faccio, lo trovi nelle pagine successive.
Se vuoi capire come lavoro, lo scoprirai leggendo.

Fotografia: © Elena Datrino

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