Interprete e traduttore della realtà

Ti ascolti quando parli?

Ti ascolti quando parli?

Recentemente ho iniziato a soffrire, per diverse settimane, di tappi alle orecchie, fino al punto di arrivare a non sentire nemmeno il suono da una delle due. Prima ancora di domandarmi se avessi preso un colpo d’aria o un raffreddore, mi sono chiesto il significato psicosomatico. Cosa vuole dirmi il mio corpo? Ricercando e facendo chiacchiere con amici esperti del settore, la prima domanda che è sorta, non troppo banalmente, è stata:

Cos’è che non vuoi sentire?

Inizialmente ho pensato che non volessi sentire gli altri e, sì, è vero che prima dell’estate ho iniziato un periodo di ISOLAMENTO e forse, non essendo stato per un mese alle Bahamas dove sarei potuto restare davvero in silenzio, il corpo ha trovato una soluzione creativa per tenermi in isolamento. Acustico, almeno!

Ma non è solo questo. Proprio in quei giorni mi sono imbattuto in una ricerca, una scoperta, fatta dall’Università di Pavia qualche anno fa. Quella che noi chiamiamo VOCE INTERNA emette dei suoni. Quando leggiamo, pensiamo, rimuginiamo, ce la cantiamo e ce la suoniamo, quella vocina, anche se non fiatiamo, emette un’impronta acustica che modella alcune aree del cervello.

«Il risultato, spiegano i ricercatori nell’articolo uscito sulla rivista Pnas, è che “la rappresentazione dei suoni è al cuore del linguaggio e non è soltanto il veicolo per l’espressione di qualche misteriosa attività simbolica della nostra mente”. Perché mostra che quando si pensa in silenzio le aree cerebrali deputate al linguaggio lavorano un sacco, e lo fanno producendo onde elettriche del tutto uguali alle onde acustiche. Come se quella voce con cui parliamo tra noi e noi, a bocca chiusa, fosse davvero una voce. E come se noi la sentissimo realmente.
“Il linguaggio — spiega Andrea Moro — al di fuori di noi è fatto di aria, quella delle onde sonore, ma dentro di noi è fatto di onde elettriche, quelle dei nostri neuroni. Qui siamo entrati nel cervello e abbiamo visto che, quando pensiamo in silenzio, queste seconde onde assomigliano a quelle del suono. Significa che se pensi una parola il tuo cervello la traveste di suono. Ne risulta un linguaggio che esiste solo interiormente ma che ha la stessa forma di quello fatto di aria che esprimiamo con la bocca”. Insomma: la voce interiore non è un’illusione.»

(Fonte: Silvia Bencivelli su LaRepubblica.it, 2015)

In pratica quando parliamo tra noi e noi, a bocca chiusa, è come se una voce parlasse e noi la sentissimo per davvero.

Cos’è che non volevo più sentire?

In questo periodo di pausa, come ho raccontato qui, ho riflettuto molto prima di trasformare il modo di comunicare il mio lavoro, scegliendo di essere più onesto, autentico e sincero. Ma per fare questa scelta sono passato da tutte le CRITICHE, i GIUDIZI, le PAURA che continuavo a RIPETERE A ME STESSO.

Secondo voi c’era qualcuno che mi ha rimproverato per quello che stessi facendo? No! O meglio, c’era, ma ero sempre io.

A questo punto, potete ridere! Almeno, io ho riso di me! Ho compreso che la voce che non volevo più stare a sentire, era la mia VOCE INTERNA. Non quella che mi incoraggia, che mi dà le intuizioni per andare sulla strada migliore, quella che ho sempre utilizzato sul lavoro e per relazionarmi con gli altri. Era QUELL’ALTRA VOCE, quella nascosta nell’ombra, che spesso uso per relazionarmi con me stesso.

Ora, condivido tutto questo perché alla fine ho deciso di dare ascolto a questa voce interna. Sì, perché è sempre la stessa, solo che a volte si lascia guidare dalle paure e dalle insicurezze, altre volte si lascia guidare dal cuore e dal coraggio di essere se stessi. Quella voce si comporta esattamente come noi, perché è parte di noi.

Ieri, dopo settimane di isolamento, sono andato a fare un lavaggio alla vecchia maniera e sono tornato a sentire. Ma se non voglio che ritorni, so che devo continuare ad ascoltare me stesso, accogliendo le paure così come le intuizioni che arrivano.

Prima di mettermi a scrivere questo post ho sentito la voce dirmi: “CONDIVIDI quello che ti è successo perché può essere utile anche a qualcun altro!” e subito dopo, invece, cantava in coro con le mie paure: “Ma cosa vuoi che gliene freghi agli ALTRI dei fatti tuoi?”

Ecco, alla fine le ascoltate entrambe. E mi sono promesso anche di rispondere sempre con coraggio e seguire comunque l’intuizione quando arriva. E voi, vi ascoltate quando parlate?

Con che tono parlo con me?

Che relazione ho con me stesso?

So ascoltarmi e discernere quando la voce è dettata dalla paura o dall’intuizione?

Il percorso per ESSERE SE STESSI è lungo, ma quando il primo compagno di viaggio rema contro, diventa difficile.

Che ne dite di provare ad andare d’accorto di più con noi stessi?

Alberto

Interprete e traduttore della realtà: così mi definisco oggi. Il mondo intorno è fatto di codici da tradurre che possono essere interpretati come una vera e propria segnaletica stradale sul percorso che chiamiamo vita. Leggi tutto...

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